1954

Il museo Archeologico di Lipari Bernabò Brea

Voluto dagli archeologi Bernabo Brea e Madelaine Cavalier rappresenta con la rocca del castello, la cattedrale di San Bartolomeo ed il suo chiostro un luogo dal valore storico, culturale ed antropologico di inestimabile importanza. Quest'area raggiungibile facilmente a piedi dal centro di Lipari rappresenta dal punto di vista figurativo l'elemento della narrazione storica del vostro viaggio. È chiaro che nell'immaginario dei visitatori ci sia la bellezza della destinazione naturalistica e paesaggistica, ma se le bellezze naturali visibili rappresentano le forme, il Museo e la rocca del castello ne rivelano l'anima, un corredo archeologico di formidabile fascino e bellezza che non ci si aspetta e che racconta oltre 7.000 anni di storia.

5500 a.C. - 900 a.C.

Lipari preistorica

Intorno al 5.500 a.C., nel pieno del Neolitico, le Isole Eolie erano distanti dalla costa siciliana ma ben visibili e distinguibili per le società umane che avevano occupato le coste tirreniche siculo-calabresi. La sete ancestrale di scoperta da parte dell’uomo e il desiderio, nei giorni di mare calmo, di poterle raggiungere rappresentarono il motivo principale dei viaggi verso di esse, probabilmente tramite primitive imbarcazioni originate da tronchi di albero scavati, chiamate piroghe. Avviene così l’antropizzazione delle Isole Eolie, o per maggiore precisione, quella che ci è pervenuta attraverso gli studi archeologici e stratigrafici.

Vulcanismo e risorse naturali

Le Eolie presentavano un vulcanismo più intenso di quello odierno: oltre a Stromboli e Vulcano, tutt’ora attivi, anche Lipari manifestava eruzioni con il cratere Pelato, posto a nord-est dell’isola, con attività documentata fino al 1230 d.C. Da questo vulcano si originarono sia le cave di pomice sia importanti depositi di ossidiana, ben visibili durante il giro dell’isola sul versante est-nord est. Durante l’età dell’Ossidiana (circa 5.000 a.C.), le nuove società umane che si stanziarono tra Lipari e Salina si dedicarono all’estrazione della pietra vulcanica vitrea, compatta e tagliente, di cui è possibile approfondire la storia visitando il Museo Archeologico di Lipari “Bernabò Brea”, nella sezione “Preistoria”. Grazie all’esportazione di questi materiali, Lipari ebbe un momento di florida economia e iniziò a diventare crocevia di diverse vie commerciali. La posizione strategica a ridosso dello Stretto di Messina e la connessione con l’Egeo resero le Isole anche luogo di formidabile scambio culturale.

Età del Bronzo e contatti culturali

Fino a questo momento, le società umane stanziatesi sulle Eolie provenivano principalmente dalla terraferma prospiciente, cioè dalle coste siciliane e calabresi. Tuttavia, grazie all’archeometria, la disciplina scientifica che studia e analizza i reperti archeologici nel loro stato chimico, fisico, decorativo, architettonico e artistico, oggi possiamo comprendere non solo la provenienza dei materiali, ma anche la rete di contatti e scambi che legava le Eolie alle altre culture del Mediterraneo. Lo studio dei manufatti e del vasellame rinvenuti durante gli scavi, visibili nel Museo Archeologico di Lipari, mostra come queste isole non fossero isolate ma facessero parte di una fitta rete di scambi culturali e commerciali. Questi reperti, spesso decorati con stili tipici delle civiltà egeo-micenee, ci raccontano di un Mediterraneo già profondamente interconnesso, in cui Lipari giocava un ruolo attivo come punto di incontro tra genti diverse e come centro di trasmissione di tecniche e tradizioni.

Presenza egeo-micenea

L’identificazione del vasellame di origine egeo-micenea rivela in modo ancora più evidente le relazioni tra una delle culture più avanzate del Mediterraneo e le Isole Eolie. Non si trattava soltanto di commerci occasionali, ma di una presenza stanziale e duratura, testimoniata dall’organizzazione degli insediamenti e dall’uso continuativo di tecniche artigianali avanzate. Un esempio significativo di questa presenza è rappresentato dalla Tholos di San Calogero, la stufa termale più antica rinvenuta in Europa, datata al XIV secolo a.C., che testimonia l’adattamento e l’innovazione tecnologica delle popolazioni egeo-micenee sulle isole. Questa Tholos, insieme agli altri reperti archeologici, dimostra che Lipari non era soltanto un punto di transito, ma un vero e proprio centro culturale in cui coesistevano tradizioni locali e influenze provenienti dall’Egeo, rendendo le isole un crocevia di scambi, conoscenze e relazioni sociali nel cuore del Mediterraneo.

dal V Secolo a.C.

Lipari greca

La colonizzazione proto-greca delle Eolie, documentata attraverso lo studio del vasellame, dei manufatti e della Tholos termale di San Calogero di origine micenea, anticipa l’arrivo di un altro popolo elladico proveniente dalla città di Cnido nel 580 a.C. Questa data segna la nascita ufficiale di Lipari come centro abitato, inserendola nel contesto storico della Grecia classica e delle rotte commerciali del Mediterraneo. L’arrivo dei coloni segnò l’inizio di un processo di integrazione culturale con le popolazioni indigene, seppur poco numerose, creando le basi per una società nuova e articolata.

Struttura sociale e difesa

La Lipari greco-classica inizia in questo periodo con le genti di Cnido, a cui si unirono probabilmente anche i Rodiesi provenienti da Rodi. La nuova popolazione si mescolò con quella indigena, dando vita a una società in evoluzione. Dal punto di vista sociale, la comunità si organizzò in modo funzionale: una parte della popolazione si dedicava alle coltivazioni rurali, mentre un’altra si occupava della difesa dei mari circostanti dalle incursioni piratesche dei popoli che frequentavano il Tirreno. La posizione delle Eolie divenne strategica, consentendo di controllare ingressi da ovest, a opera dei Punici, dall’alto Tirreno verso lo Stretto di Messina e dallo stretto  in relazione alle cuture provenienti dai mar della Grecia.

Organizzazione collettiva e vita sulla rocca

La società si strutturò seguendo criteri di “proprietà collettiva”, con concessioni rurali ventennali che permettevano la redistribuzione dei raccolti. Per questo motivo gli storici parlano di una forma di comunismo sociale. La rocca, dove oggi sorge il Castello, fu nuovamente abitata, sovrapponendosi alle rovine degli Ausoni, e può essere immaginata come il nucleo di una piccola polis greca, centro dinamico e promontorio di avvistamento. Visitando il Parco Archeologico dietro il Museo e affacciandosi dalle mura verso est, è possibile immergersi in questo contesto millenario e percepire il ruolo strategico e sociale della rocca nell’antica Lipari.

Monetazione e simboli del territorio

Con l’inizio della proprietà privata  Lipari iniziò a battere moneta. Con simboli di prue e poppe di navi, delfini e grappoli d’uva, la nuova monetazione identificava il territorio e testimoniava il legame profondo con il mare rappresentando un segno tangibile dell’autonomia della polis. Dal punto di vista economico-sociale, le monete rafforzavano l’identità della comunità greca  a consolidare la presenza della popolazione sull’isola, regolando i traffici marittimi e segnalando ai centri del Mediterraneo l’importanza strategica e culturale di Lipari. Le monete rafforzavano le relazioni commerciali e culturali con le altre isole e città greche, confermando la centralità e di Lipari nel crocevia culturale e commerciale del mediterraneo.

300 a.C. - 200 d.C.

Lipari tra cartaginesi e romani

 Le guerre puniche, dal 264 a.C. al 146 a.C., videro Cartagine e Roma contendersi l’egemonia sul Mediterraneo e si conclusero con la capitolazione di Cartagine a favore di Roma, articolandosi storicamente in tre conflitti distinti.

Il basso tirreno, le Isole eolie, il golfo di Tindari e di Milazzo rappresentarono il luogo dove tutto iniziò.

Il contesto strategico e la prima guerra punica

L’importanza strategica di Lipari non passò inosservata a Cartagine, in espansione verso la Sicilia. I legami tra le popolazioni locali e i Cartaginesi furono caratterizzati da fedeltà e rispetto, al punto che lo stesso Annibale (247 a.C.-183 a.C.) ne stabilì la propria residenza, riconoscendo il valore militare e commerciale dell’isola. La Sicilia era un centro fondamentale per il controllo del Mediterraneo, mentre Lipari serviva come prima base logistica. Tra il golfo di Tindari, Milazzo, Lipari e Messina si verificarono le prime tensioni tra Cartaginesi e Romani. I Cartaginesi, già dominatori della Sicilia occidentale, elessero Tindari a avamposto commerciale e militare. I Mamertini, popolazione indoeuropea di Messina, temendo la vicinanza cartaginese, chiesero aiuto a Roma, fornendo il pretesto per la prima guerra punica, durata circa venti anni (264 a.C.-241 a.C.).

Svolgimento della guerra e innovazioni navali

La prima guerra punica fu caratterizzata da poche battaglie terrestri come quella di Agrigento (262 a.C.) e da operazioni di logoramento che prevedevano la chiusura di vie commerciali, strade e porti. Durante questo periodo  i Romani compresero che la vittoria definitiva sui Cartaginesi sarebbe stata possibile solo con il controllo dei mari. Per compensare la minore esperienza marinaresca svilupparono strumenti di abbordaggio come i “corvi”  da usare insieme ai “rostri”.

Il  rostro serviva allo speronamento della nave nemica, il corvo permetteva ai soldati romani di salire sui  ponti delle navi cartaginesi trasformando la battaglia da navale in terrestre.

E’ quindi questo il contesto storico, geografico e strategico che mette la potenza di Roma in vantaggio sugli abili naviganti cartaginesi.

Questi strumenti furono determinanti nella battaglia di TINDARI (257 a.C.) combatuta in quello specchio di acqua tra Tindari, Milazzo e Lipari.

Il generale romano Caio Duilio sancisce cosi la prima vittoria  sui cartaginesi. Tindari  rimarrà l’ultimo avamposto navale cartaginese e la fine dell’espansione punica ad est.

 

 

 

 

Conseguenze e testimonianze archeologiche

Le innovazioni navali e la strategia romana portarono alla definitiva supremazia di Roma nel Mediterraneo, consolidando il suo potere per secoli e permettendo il controllo dei traffici commerciali e delle rotte marittime. La minore esperienza dei Romani in mare fu compensata dall’adattamento strategico, che trasformarono le battaglie navali in conflitti simili a quelli terrestri modificando le dinamiche militari dell’epoca. Lipari, con la sua posizione strategica, mantenne un ruolo centrale come base logistica e di avvistamento, testimoniando l’importanza delle isole nella guerra e nella politica del Mediterraneo. Oggi, il Museo – Sezione Classica conserva anfore, corvi e rostri, che illustrano il periodo delle guerre puniche e documentano la presenza romana, l’evoluzione tecnica e culturale e il ruolo determinante dell’isola nei secoli successivi.

dal V Secolo a.C.

Lipari romana

I Romani conquistarono definitivamente Lipari nel 251 a.C. La popolazione liparese, insieme alle milizie cartaginesi, difese strenuamente l’isola e la sua rocca, respingendo diversi attacchi romani e infliggendo numerose perdite agli invasori. Roma mantenne la sua presenza fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476 d.C., lasciando tracce evidenti della dominazione attraverso opere pubbliche di rilievo, che testimoniano l’importanza strategica e commerciale dell’isola nel Mediterraneo.

Il Porto Romano

Il Porto Romano sorgeva nell’area dell’attuale porto moderno per gli imbarchi ed era lungo circa 160 metri e largo 60, costituendo un centro logistico, commerciale e militare di grande rilievo. A causa delle dinamiche tettonico-vulcaniche locali, il porto collassò geologicamente e fu riscoperto nel 2008 durante operazioni di dragaggio e ampliamento del porto moderno. La scoperta, sotto la direzione del compianto Sebastiano Tusa, allora direttore della Soprintendenza Archeologica del Mare della Regione Siciliana, ha permesso di comprendere l’importanza strategica dell’infrastruttura e il ruolo di Lipari come nodo commerciale e militare durante l’epoca imperiale.

Le Terme Romane

Le Terme romane, ubicate nella frazione di San Calogero a 10 km dal centro di Lipari, testimoniano la presenza stabile dei Romani sull’isola e la fruizione di servizi pubblici apprezzati dalla popolazione. Costruite secondo lo schema tipico delle terme romane, si inseriscono in un contesto già occupato in epoca micenea da una stufa ipogea del XV secolo a.C. Gli ambienti delle Terme prevedevano uno spogliatoio con Capsarii, schiavi guardarobieri, una piccola piscina rettangolare in blocchi vulcanici, nicchie per panni caldi e unguenti, il frigidarium, il tepidarium e una camera sudatorium, che illustrano le tecniche e l’organizzazione degli spazi termali tipiche dell’Impero.

Fine dell’Impero e scorribande piratesche

La fine dell’Impero Romano e la divisione in Impero d’Occidente e d’Oriente nel 395 d.C. lasciarono la Sicilia esposta alle scorribande piratesche, prima dei Visigoti e dei Vandali nel V secolo d.C. e successivamente dei Musulmani. Questo contesto storico evidenzia come Lipari, pur avendo conservato infrastrutture strategiche come il porto e le terme, fosse vulnerabile alle minacce esterne, confermando il ruolo cruciale dell’isola nel Mediterraneo centrale e la necessità di difese efficaci per proteggere sia la popolazione sia le vie di comunicazione e commercio.

5500 a.C. - 900 a.C.

Lipari Arabo - normanna

La presenza musulmana viene segnata in particolar modo dal sacco dell' 838 d.C. causando devastazione, morte, saccheggi e la dispersione delle reliquie del santo patrono San Bartolomeo. Più che una dominazione quella musulmana fu una occupazione finalizzata allo sfondamento ad est della Sicilia che va inserita sempre nel possesso del basso tirreno. In questo periodo ci fu una inversione fisica ed abitativa dei luoghi. I Saraceni s'insediarono dentro la rocca dove oggi risiede il parco archeologico, luogo di maggiore dominanza strategica. Diversamente gli abitanti della rocca, Cristiano-Bizantini furono costretti a trasferirsi nel quartiere sopra la terra "supa a terra" l'odierna piazzetta dei murales. L'alternarsi tra musulmani e bizantini durò fino all'arrivo dei Normanni. La conquista di Lipari avvenne per mano di Ruggero I di Altavilla che inserì Lipari nel processo di conquista della tanto ambita Sicilia. La costruzione del Monastero Benedettino (1083) e la nomina dell'Abate Ambrogio marcano in modo deciso la storia Normanna in Sicilia. Il Chiostro Normanno (in foto) scoperto per caso nel 1978 durante lavori di manutenzione della Cattedrale San Bartolomeo. Costruito nel 1131 da Ruggero II.