“Arrivano li turchi”
L’ultimo del mese di giugno comparve a Lipari Ariadeno con 150 galere alla qual vista si spopolò tutto quel borgo correndo a refugiarsi nella città murata.
“E’ bisogno chi fazamo prova! Veiniti tutti con l’armi in lin mano,di iornu e notti nixunu si mova di la moraglia con lo cori sano,a tali che si dica per memoria chi lipari di turchi happi vittoria!
Chi era Ariadeno Barbarossa colui che provoco l’ultima grand ruina di Lipari?
Corsaro e ammiraglio ottomano,famoso per le sue scorrerie e atti di violenza e devastazione sui luoghi da lui incrociati.
La flotta di Ariadeno partita da Costantinopoli il 17.04.1543 rappresentava in quel momento la più grande flotta navale presente nel tirreno. Essa era stata allestita come esercito mercenario per andare in aiuto a Francesco primo, Re di FRANCIA contro Carlo V, rappresentante della forza asburgico- spagnola. Nel suo viaggio di rientro a Costantinopoli, inviperito ed irabondo per degli accordi saltati con il Papato ma anche per finalità strategiche atte ad indebolire la corona spagnola furono prese di mira alcune località: Reggio Calabria ed isole come Ischia e Lipari.
Lipari fu presa d’assedio dal 30 giugno al 17 luglio, fu devastata e saccheggiata.
I navigli posti a sud di marina corta non esitarono a cannonare la cinta muraria del castello indebolendolo. Una volta creato il varco, la maggior parte della gente che li si era trincerata fu presa e deportata.
Furono fatti prigionieri in migliaia mentre i più abbienti riuscirono ad avere salva la vita in cambio dei loro averi
(solo alcune famiglie molto benestanti riuscirono a salvarsi).
I deportati furono via via venduti o buttati in mare già dalle coste ioniche sulla via del rientro. Altri abitanti dell’isola riuscirono a scappare nell’entroterra dileguandosi tra il territorio impervio.
L’Isola fu saccheggiata e sventrata nel suo simbolo di massima difesa,Ia rocca con la sua cinta muraria.
Oppressione, violenza, saccheggio ed umiliazione erano appena stati perpetrati su una popolazione che già viveva in discontinuità dal resto del mondo per la sua natura insulare,consegnando alla storia moderna quella che ancora ad oggi viene chiamata e ricordata come “La ruina di Lipari” (La rovina di Lipari,1543).

